Tra scorrere

Intervento di arte contemporanea sul fiume Oreto a Palermo.

Il fiume Oreto, unico fiume di Palermo, è stato per secoli forza motrice dell'economia del territorio circostante, elemento fondamentale del paesaggio della Conca d'oro. Negli ultimi decenni il furore edificatorio, l'incuria, l'inquinamento selvaggio lo hanno trasformato in una cloaca a cielo aperto. Le "bionde arene e le fiorite sponde" sono oggi un letto di cemento, sorte purtroppo comune alla maggior parte dei fiumi italiani, ma qui a poco a poco trasformate in un'enorme discarica.

Ora si è avviata una grande opera di bonifica delle sponde che si estenderà alle acque fino a ripristinare il letto originale del fiume e a creare in futuro un parco naturale.

L'intervento di Margherita Bianca vuole ricollegare idealmente il fiume con il tessuto urbano e farlo rivivere come luogo fruibile da parte dei cittadini, elemento integrante della città, con la sua storia e i suoi valori ambientali.

L'installazione interessa il tratto che parte dalla foce del fiume e continua tra i ponti di via Messina Marine e corso dei Mille.

Su di un lato del canale, all'altezza della prima grande ansa tra i due ponti, è stata ricostruita, in alluminio colorato, una "noria", antica macchina per l'irrigazione di origini arabe, memoria storica dei tempi in cui l'acqua del fiume Oreto veniva usata per irrigare le parti più fertili della Conca d'oro.

Presso il ponte di corso dei Mille una girandola colorata a simboleggiare la presenza del fiume in città come acqua pulita e quindi possibile e naturale elemento di gioco. Accanto al ponte di via Messina Marine due pesci volanti, fissati sui piloni di fronte alla foce, realizzati con strisce di alluminio riciclato. La sagoma di un terzo pesce è visibile dal cancello di entrata a segnalare la presenza delle opere.

Un lungo nastro di alluminio colorato di rosso segna visivamente il corso del fiume e funge inoltre da parapetto per la sicurezza del pubblico durante la manifesione.

Sul bordo degli argini un'installazione di ghiaia grigia disegna le anse del fiume suggerendo la visione del corso naturale.

Il momento della performance: nei pressi di un ponte mobile di fronte alla grande noria, cento ragazzi delle scuole elementari e medie della zona lanciano nell' acqua tremila fiori di gerbera che ne descrivono la corsa e si riuniscono in una grande macchia colorata alla foce, a rappresentare metaforicamente la trasformazione del fiume da luogo di morte e degrado a quello di natura e rinascita.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il comune di Palenno e l'azienda municipale di igiene ambientale della città.

Le opere sono state realizzate in alluminio donato dalla Laminazione sottile di Caserta.

Fotografie di Salvatore Le Moli Ajala